L’arte del tatuaggio con l’henné rappresenta un linguaggio visivo millenario dove il corpo diventa una tela su cui si scrive la storia e l’identità di un popolo unendo l’estetica alla spiritualità.
In Senegal prende il nome di fuden, questo rituale non è un semplice vezzo estetico ma un pilastro culturale che definisce i momenti più sacri della vita sociale: dalle grandi festività religiose, come la Tabaski e la Koorité, fino ai riti di passaggio del matrimonio e del battesimo.
Le tracce di questa pratica risalgono a novemila anni fa in Asia Minore passando per l'antico Egitto dove veniva usato per tingere le mummie fino al XII secolo quando la vera tradizione dell’henné emerse con forza.
In Senegal la cultura del fuden è radicata profondamente tra i Fulani, i Wolof, i Soninké e i Bambara trasformandosi in un momento di cura e condivisione tra generazioni dove nonne madri e nipoti si riuniscono su un tappeto per applicare la pasta ottenuta dalle foglie di Lawsonia inermis.
Per chi analizza questa tradizione è fondamentale distinguere tra le radici antiche e le influenze moderne, infatti, la vera radice etnica senegalese in particolare quella wolof è rigorosamente geometrica e astratta con disegni basati su linee decise rombi e triangoli che richiamano la simbologia dei tessuti fatti a mano e la protezione dal malocchio. Questi motivi si distanziano nettamente dagli elementi dello stile soudanais che sono un’acquisizione culturale più recente arrivata attraverso le rotte commerciali trans-sahariane ammorbidendo la severità della geometria tradizionale con petali e motivi floreali.
Se si cerca il cuore pulsante di questa pratica bisogna guardare verso il nord del paese nella regione di Saint-Louis e lungo tutta la valle del fiume Senegal terre dove l’henné conserva la sua funzione di scudo spirituale e segno di nobiltà. A Saint-Louis l'eleganza delle Signares, che furono delle potenti donne afro-europee della costa senegalese che, grazie alla loro straordinaria indipendenza economica e al ruolo di mediatrici culturali, plasmarono l’estetica, la politica e l'identità dell’aristocrazia urbana di Saint-Louis e Gorée e elevarono il fuden a una forma d'arte raffinatissima caratterizzata da un nero intenso e lucido spesso ottenuto con tecniche precise come l'uso di nastri adesivi per sagomare le figure o l'applicazione tramite coni e siringhe senza ago.
Durante la moderna cerimonia nuziale senegalese l'applicazione dell'henné pochi giorni prima del sì rimane il momento più solenne in cui la sposa viene adornata per invocare prosperità e fertilità rivelando dopo ore di posa una pigmentazione che evolve dall'arancione al marrone scuro.
La pratica del fuden attraversa i secoli adattandosi a nuove espressioni culturali ma restando fedele alla sua essenza di patrimonio vivente che celebra la bellezza e la protezione della donna senegalese.
Il testo è di Andrea Macrì, volontario di Servizio Civile Universale con IPSIA in Senegal.







