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BRAT - L'esito della conferenza di Sarajevo
16
Nov
2022

BRAT - L'esito della conferenza di Sarajevo

Conferenza 'Contributo italiano per affrontare i flussi migratori misti in Bosnia Erzegovina e nei Balcani occidentali' – Sarajevo, 10/11/2022

Attraverso l'omonima sede locale il 10/11/2022 a Sarajevo, IPSIA ha organizzato una conferenza all'intero del progetto BRAT (Balkan Route Accoglienza in Transito), finanziato dall'Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo.  La tematica principale è stata il rafforzamento delle capacità degli attori non governativi e governativi per l'attuazione di modelli di accoglienza nella comunità locali, facilitando così l'inclusione dei migranti.

Il progetto BRAT è stato quindi presentato nel convegno organizzato congiuntamente da IPSIA BiH, Caritas Italiana e l'organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Tra i vari partecipanti notiamo la direttrice della sede locale AICS di Tirana (Stefania Vizzaccaro), l'Ambasciatore Italiano in Bosnia ed Erzegovina (Marco di Ruzza), la capo missione di OIM in BiH (Laura Lungarotti) ed il Vice Direttore del Servizio per gli Affari degli Stranieri della BiH (Mirsad Buzar).

Stefania Vizzaccaro, rappresentante dell'Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo, ha sottolineato come il progetto BRAT, che significa 'fratello' in lingua locale, sia indirizzato a rafforzare la rete locale, istituzionale e non, che si trova ad affrontare le sfide della migrazione. 'Il progetto rappresenta perfettamente il nostro mandato, [...] la protezione e la promozione dei diritti umani. Allo stesso tempo, aggiunge Vizzaccaro, le voci delle comunità locali devono essere ascoltate ed essere coinvolte in questo processo.”

L'Ambasciatore d'Italia in Bosnia ed Erzegovina Marco Di Ruzza ha dichiarato che il progetto è sostenuto finanziariamente dall'Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo dell'Italia ed è stato implementato dall'organizzazione IPSIA e dai suoi partner. Ha sottolineato, a nome del governo italiano, gli sforzi e gli impegni delle organizzazioni presenti sul territorio e per rafforzare la cooperazione nella gestione della migrazione e realizzare una serie di iniziative congiunte.

L'Ambasciatore Di Ruzza ha concluso che professionalità e umanità sono le due facce dell'approccio italiano e che sono costantemente presenti nei centri di accoglienza e che stanno fornendo aiuto ai bisognosi, tenendo presente che i migranti sono prima di tutto umani.

La capo missione dell'OIM in Bosnia ed Erzegovina e Sub-coordinatore per i Balcani occidentali Laura Lungarotti ha dichiarato che l'OIM sta ricevendo un sostegno finanziario dal Ministero degli Affari Esteri italiano e in tal modo sta lavorando per colmare le lacune esistenti nel corso delle loro attività ma anche di progettare gli interventi strategici quando si tratta di raccolta di dati. 'Invece di di limitarsi a reagire alle situazioni di emergenza, questa è una buona opportunità per concentrarsi sulla creazione di una risposta che sarà più di sviluppo, il che significa che è necessario trovare alcune soluzioni per i migranti' ha dichiarato Lungarotti.

Lungarotti ha sottolineato che al momento ci sono 3500 migranti in Bosnia ed Erzegovina collocati in quattro centri di accoglienza. 'La situazione è sotto controllo, il che significa che la BiH ha una capacità sufficiente per l'accoglienza dei migranti. Naturalmente, il prossimo inverno sarà una sfida per tutti coloro che partecipano al processo di assistenza alla migrazione', ha aggiunto

La Coordinatrice di Paese di IPSIA BiH e capo progetto BRAT, Silvia Maraone, ha dichiarato che il progetto sarà realizzato in un triennio e che il Governo italiano insieme all'Agenzia per la Cooperazione allo Sviluppo ha stanziato per esso più di 3.600.000 euro. Ha spiegato che il progetto è attuato in tre cantoni: il cantone Sarajevo, Una Sana e il cantone di Tuzla. 'Il nostro obiettivo è rafforzare la risposta delle comunità locali sui flussi migratori. A questo proposito abbiamo pianificato una serie di attività diverse per cercare di creare una coesione tra i migranti e le persone delle comunità locali. Inoltre, nel prossimo periodo abbiamo in programma di avviare due case sicure a Sarajevo e Bihac, secondo il modello che già esiste a Tuzla e che si è rivelato un buon esempio, ha aggiunto Maraone.

Giorgio Fruscione, ricercatore dell'ISPI, ha condiviso le esperienze nell'affrontare i flussi migratori misti che questo paese ha dovuto affrontare negli ultimi 30 anni e alcuni interessanti spunti di riflessione a livello politico.

L'evento è stato occasione per fare il punto sulla situazione attuale della migrazione in Bosnia-Erzegovina e nei Balcani occidentali, compresi i numeri, le tendenze, le rotte, le sfide e anche le responsabilità.

La conferenza è stata anche l'occasione per fornire un aggiornamento sugli interventi realizzati attraverso un progetto dell'OIM “Rafforzare la comunità e una risposta migratoria basata sull'evidenza in Bosnia ed Erzegovina e migliorare la raccolta e l'analisi dei dati sui migranti nei Balcani occidentali”, finanziato dal fondo per la migrazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

È stato affermato che è necessario ridurre al minimo la potenziale manipolazione con i numeri, nonché definire priorità di azioni e risposte a situazioni di crisi. In particolare, è stata rilevata la necessità di prestare particolare attenzione alle categorie vulnerabili di persone, ovvero le famiglie con bambini, minori e feriti. Un'ulteriore beneficio della conferenza sono stati gli esempi di casi sul campo,anche presnetati dai partecipanti che hanno condiviso le loro esperienze di lavoro con i migranti.

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