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The Place Where We Live - Bihać in the gaze of young people through borders, belongings, and everyday life
10
Ago
2026

The Place Where We Live - Bihać in the gaze of young people through borders, belongings, and everyday life

The Place Where We Live è una mostra fotografica che esplora la città di Bihać e i suoi dintorni attraverso lo sguardo degli/delle adolescenti che vivono nella Casa della Crescita per Giovani Menti, il  Centro di Protezione per Minori Stranieri Non Accompagnati e giovani vulnerabili di IPSIA. Si è tenuta dal 20 giugno al 05 luglio 2026. 

Le fotografie in mostra sono state realizzate durante un laboratorio tenutosi a maggio da un gruppo di adolescenti e preadolescenti della Casa di IPSIA. Primariamente sono minori stranieri/e non accompagnati/e che percorrono la Rotta balcanica con motivazioni diverse, in cerca di una prospettiva futura più ampia e dignitosa. Insieme a loro vivono nella Casa e hanno partecipato all’iniziativa minori provenienti da contesti fragili e marginalizzati, segnalati/e dai Servizi Sociali di Bihać.  

Guidati da un fotografo professionista, Matteo Placucci, e da tre operatrici del Centro, i/le partecipanti hanno utilizzato la fotografia come strumento per osservare, riflettere sui propri vissuti e condividere le proprie prospettive sui luoghi in cui vivono. 

L’iniziativa, sostenuta da Caritas Ambrosiana all’interno della Casa di IPSIA, è stata un’opportunità per giocare con la creatività, sviluppare competenze artistiche e tecniche, per esprimersi sia come individui sia come parte di una comunità riflettendo sul tema dell’appartenenza a un luogo. 

Il laboratorio si è articolato inizialmente in momenti di riflessione sulla propria identità e sui propri gusti e in seguito in una breve introduzione tecnica e quattro giornate di scatti. Successivamente, le ragazze e i ragazzi hanno continuato a fotografare all’interno della casa e sono stati coinvolti nella produzione delle grafiche e delle didascalie in vista della mostra finale. L’inaugurazione si è tenuta il 20 giugno, in occasione della Giornata internazionale del rifugiato in una galleria del centro città. 

La mostra parte da una sezione dove il pubblico è da subito interpellato: di fronte alla mappa di Bihać si è invitati/e a chiedersi e segnare quale sia il proprio luogo preferito. A seguire, le foto sono disposte in maniera lineare e circolare. Il percorso si conclude quindi con un altro richiamo interattivo rivolto ai visitatori e alle visitatrici. In questa fase si trovano sparse delle piccole foto realizzate dai protagonisti e dalle protagoniste del laboratorio: il pubblico è invitato a sceglierne una e ad attaccarla su un album collettivo di restituzione, accompagnandola con un pensiero scritto a piacere. 

 Colpisce, in queste tappe della mostra, la sovrapposizione di esperienze e di risonanze che i luoghi sollevano: la statua sul fiume identificata da molti come simbolo emblematico della città, la ferrovia come luogo di gioco dell’infanzia per diverse generazioni, il campetto da calcio dove si sono formate amicizie, uno scorcio che evoca i versi di una canzone tradizionale e il costante e condiviso legame alla Una e ai suoi scorci. 

Il laboratorio e la mostra sono stati pensati con l’intenzione di permettere ai protagonisti e alle protagoniste di catturare elementi della quotidianità per riconoscersi in un luogo che, per un lungo o breve tempo, chiamano casa. Allo stesso tempo, obiettivo della mostra è stato quello di aprire uno spazio di riflessione nella città dove fermarsi e confrontare le proprie personali esperienze con quelle di persone — e di adolescenti nello specifico — che rimangono ai margini, che sono strutturalmente isolati/e e le cui storie e prospettive vengono ignorate.  

Un invito a riflettere oltre i confini fisici e le barriere sociali per scoprirsi, finalmente, abitanti dello stesso spazio condiviso. 

Anna Ceccarelli e Giulia Bezzi